mercoledì, 21 ottobre 2009
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d'ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
(Costantinos Kavafis)
venerdì, 16 ottobre 2009
Canto XII dell'Iliade, le parole che Sarpedonte dice all'amico Glauco durante l'attacco al muro degli Achei.
Se il fuggir dal conflitto, o caro amico,
ne partorisse eterna giovinezza,
non io certo vorrei primo di Marte
i perigli affrontar, nè d'invitarti
a cercar gloria ne' guerrieri affanni.
Ma mille essendo del morir le vie,
né scansar nullo le potendo, andiamo:
noi darem gloria ad altri, od altri a noi.
Ieri sera mi sono imbattuto in questi versi e più volte li ho riletti, prima di cedere al sonno.
Hanno quasi tremila anni ma il messaggio che racchiudono lo sento così attuale...
martedì, 06 ottobre 2009
O Vasco,non avevi di meglio da fare in questo periodo piuttosto che rovinare Creep dei Radiohead?
lunedì, 28 settembre 2009
Ora lo so
lo racconta una chitarra
è una ballata che parla anche di me
ora lo so
c'era un coro di sirene
c'era un'idea di bastarde libertà
di notti sbiadite
di amori vissuti
a cielo aperto
e questo è quello che so
ora lo so
ora lo sogno è un grande sogno senza eroi
Ora lo so
era un'onda di colori
una marea di parole in libertà
ora lo so
sorrideva il desiderio
il vento girava e cantava anche di me
di rosse ferite
di albe stordite
e amaro in bocca
e questo è quello che so
ora lo so
ora lo sogno è un grande sogno senza eroi
In dieci, cento, mille amori accesi
il suon dei baci tuoi sulla mia pelle
dieci, cento e mille attimi sospesi
e gli occhi belli aperti sul piacere
Quanto dolce tremore
e quante caste pantere
quante storie d'amore
e quanti voli d'avvoltoi.
Ora lo so lo racconta una canzone
parla di me
di un miraggio che non c'è
ora lo so
urla il coro di sirene
copre il mio canto di rabbia e cecità
di furti innocenti
di amori impazienti
a cielo aperto
e questo è quello che so
ora lo so
ora lo sogno è un grande sogno senza eroi
Ora lo so
c'era un coro di sirene
c'era un'idea di bastarde libertà
di notti sbiadite
di amori vissuti
a cielo aperto
e questo è quello che so
ora lo so
ora lo sogno è un grande sogno senza eroi
(M.Placido)
sabato, 01 agosto 2009
Ogni anno è la stessa storia: nella miriade delle canzoni che la radio ci propina di continuo, incessante colonna sonora dell'estate, ce n'è sempre una che senti diversa dalle altre.
Le altre sono il vivido riflesso di spiagge affollate, di serate in discoteca, del tranquillo disperdersi per poi ritrovarsi alla fine dell'estate, quando arrivano le piogge d'autunno e ci sono conti ancora da sistemare. Le altre sono la striscia d'argento dell'autostrada che porta a casa, e l'emozione sempre nuova di rivedere la linea azzurra del mare oltre i guard rail e gli oleandri.
E quella, invece? Porta l'essenza di corpi sudati abbandonati alla ferocia del sole e del mare torbido, il lento seccarsi quotidiano della vita tutto intorno, nel frinire ossessivo ed ironico dele invisibili cicale. E' l'afa soffocante delle notti in città deserte, quando gli ultimi strani giorni di lavoro ti lasciano a sera solo e stanco, ad immaginare il rumore e le risa da cui sei distante mille miglia. E' l'ora surreale in cui si è fragili perchè il giorno ancora non arriva a darci la rassegnata sicurezza della sua afa e del suo asfalto rovente, e la notte più non c'è a coprirci col suo manto, e i brandelli dei sogni diventano un singulto, il pianto improvviso sul cuscino a fianco al tuo.
Perchè ti ritrovi a cercarla in rete per poi ascoltarla mille volte? Quale fondo vuoi toccare, nell'ovattata solitudine degli auricolari? Perchè questa pesante croce?
martedì, 21 luglio 2009
E se un giorno diventassi padre?
La prima cosa che mi viene in mente è che sarei un esempio vivente del pattern Composite: implementerei la stessa interfaccia dei miei figli!
giovedì, 18 giugno 2009
Lasciar passare sorvolare
perdere tempo e non cercare
non si sa poi bene cosa
Tempi infiniti a guardare
le nubi soffici e leggere
tempeste che ritardano a scoppiare
Meglio svanire in questa indefinita età
a immaginare quello che potrebbe essere
Meglio sperare nella propria identità
Che compromettersi per poi sbagliare e perdere
Come non potere più spiegare
ali che non servono a volare
sogni che non sogna mai nessuno
modi di pensare questa vita
Come non potere più aspettare
cose che ritardano a venire
lenti mutamenti di stagione
una qualche verità
Ora persi nel mare profondo
ora in alto a sfiorare le cime
abbracciati al tempo che passa
aspettando una buona ragione
Lasciarsi andare dondolare
e continuare a galleggiare
scivolando sulle cose
Abbandonati a immaginare
un'altra strada da seguire
lasciando quel che resta sempre uguale
Come non potere più spiegare
ali che non servono a volare
sogni che non sogna mai nessuno
modi di pensare questa vita
Come non potere più aspettare
cose che ritardano a venire
lenti mutamenti di stagione
una qualche verità
Ora persi nel mare profondo
ora in alto a sfiorare le cime
abbracciati al tempo che passa
aspettando una buona ragione
Ustmamo
giovedì, 11 giugno 2009
BART: Un sole in agonia divorerà i sentieri bianchi costellati di ginestre, e le vostre ceneri vagheranno nel freddo di un cosmo vuoto.
Il lampo nucleare prima o poi lascerà il recinto dei vostri incubi per esplodere libero nel cielo, e vi sorprenderà sulle scale della metro, o dentro un McDonald's ad ingurgitare cheeseburger di plastica e patatine avariate.
Il tempo avrà la meglio sui vostri 55mq extralusso con parquet e vasca idromassaggio. Forse non sopravviverete al vostro mutuo.
Non cullatevi nella vacua certezza che i centri commerciali siano per sempre e che le creme anti invecchiamento servano davvero a qualcosa.
Accettate l'eventualità di un caldo weekend estivo senza mare.
mercoledì, 10 giugno 2009
Dove sull’acque viola
era Messina,tra fili spezzati
e macerie tu vai lungo binari
e scambi col tuo berretto di gallo
isolano. Il terremoto ribolle
da tre giorni, è dicembre d’uragani
e mare avvelenato. Le nostre notti cadono
nei carri merci e noi bestiame infantile
contiamo sogni polverosi con i morti
sfondati dai ferri, mordendo mandorle
e mele disseccate a ghirlanda. La scienza
del dolore mise verità e lame
nei giochi dei bassopiani di malaria
gialla e terzana gonfia di fango.
La tua pazienza
triste, delicata, ci rubò la paura,
fu lezione di giorni uniti alla morte
tradita, al vilipendio dei ladroni
presi fra i rottami e giustiziati al buio
dalla fucileria degli sbarchi, un conto
di numeri bassi che tornava esatto
concentrico, un bilancio di vita futura.
Il tuo berretto di sole andava su e giù
nel poco spazio che sempre ti hanno dato.
Anche a me misurarono ogni cosa,
e ho portato il tuo nome
un po’ più in là dell’odio e dell’invida.
Quel rosso sul tuo capo era una mitria,
una corona con le ali d’aquila.
E ora nell’aquila dei tuoi novant’anni
ho voluto parlare con te, coi tuoi segnali
di partenza colorati dalla lanterna
notturna, e qui da una ruota
imperfetta del mondo,
su una piena di muri serrati,
lontano dai gelsomini d’Arabia
dove ancora tu sei, per dirti
ciò che non potevo un tempo – difficile affinità
di pensieri – per dirti, e non ci ascoltano solo
cicale del biviere, agavi lentischi,
come il campiere dice al suo padrone.
"Baciamu li mani". Questo, non altro.
Oscuramente forte è la vita.
(Salvatore Quasimodo)
giovedì, 02 aprile 2009
E’ piovuto il caldo
Ha squarciato il cielo
Dicono sia colpa di un’estate come non mai
Piove e intanto penso
Ha quest’acqua un senso
Parla di un rumore
Prima del silenzio e poi…
E’ un inverno che va via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto?
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so…
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?
E’ arrivato il tempo
Di lasciare spazio
A chi dice che di spazio
E tempo non ne ho dato mai
Seguo il sesto senso
Della pioggia il vento
Che mi porti dritta
Dritta a te
Che freddo sentirai
E’ un inverno che è già via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia?
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto?
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so…
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?
E’ un inverno che è già via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia?
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so…
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?
E’ arrivato il tempo
Di lasciare spazio
A chi dice che di tempo
E spazio non ne ho
Dato mai
(Malika Ayane)